![]() |
| Le case al quadrifoglio non bastavano, ma non si sono vendute, però in via Mazzini si costruisce nonostante tutto. |
Visualizzazione post con etichetta ARTICOLI GIORNALI. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ARTICOLI GIORNALI. Mostra tutti i post
venerdì 4 novembre 2011
LA VERITA' VIENE SEMPRE A GALLA
DA GARBEN TV
Sono partiti da qualche giorno i lavori sull'area del PE11 per la realizzazione degli alloggi ALER.
Della questione non se ne era più saputo nulla da diversi mesi, ma da qualche giorno un via vai di camion ha reso le vie Falzarego e Mazzini una distesa di terra e polvere che sta dando non pochi problemi agli abitanti della zona.
Nei giorni scorsi ci è stata anche segnalata l'esalazione di cattivi odori dal cantiere che qualcuno imputava alla presenza di radici fermentate.
Sta di fatto che i lavori sono proseguiti anche ieri, giorno festivo, fino a tarda ora, ed oggi alcuni camion per rifiuti speciali si sono presentati nel cantiere a caricare del materiale, da quel momento la puzza sembra essere sparita.
I rappresentanti del Comitato Mazzini-Falzarego hanno segnalato nei giorni scorsi la presenza dei cattivi odori alle autorità competenti, Vigili urbani e Arpa in primo luoogo, e solo dopo il solito rimpallo di responsabilità i tecnici si sono presentati per i rilievi del caso.
Per ora l'area interessata è quella limitata del comparto GB5, pertanto la zona del campo nomadi non è stata ancora interessata dai lavori.
Sta di fatto che dopo le richieste degli abitanti della zona, le lettere scritte ai giornali e la nostra intervista al Comitato il Comune non si è fatto più sentire, ma forse le parole del Sindacodurante il Consiglio Comunale aperto dedicato all'argomento erano sufficientemente eloquenti.
La Coordinatrice del Comitato Mazzini-Falzarego ha chiesto un incontro con il Sindaco e l'Assessore Pirola che è stato fissato per Sabato mattina, dall'incontro il Comitato vuole avere chiarimenti sui lavori in corso ed in particolare sul progetto definitivo che sembra non essere stato ancora presentato.
lunedì 14 marzo 2011
Legambiente: il cemento
si sta mangiando l’Italia
si sta mangiando l’Italia
Nel rapporto Ambiente Italia 2011, l'associazione del cigno lancia l'allarme. Periferie sempre più estese, arterie stradali, maxi-parcheggi e capannoni. E' come se ogni quattro mesi nascesse una nuova Milano
Lombardia, Veneto e Campania guidano la classifica: cresce l’asfalto, la terra soffre, va in crisi il sistema idrogeologico. Mancano regole a tutela del suolo, aumentano i danni ambientali e i costi sociali. È il nuovo allarme lanciato dal rapporto Ambiente Italia 2011, promosso da Legambiente: insieme agli spazi verdi, spariscono ettari preziosi per l’agricoltura, che vanta un export da 26 miliardi di euro. A farla da padrone sono i palazzi: negli ultimi 15 anni si sono costruiti 4 milioni di nuove case. Ma oltre un milione di alloggi resta vuoto. E almeno 200.000 famiglie non riescono a pagare l’affitto o la rata del mutuo.
Urbanizzazione selvaggia, sempre più insostenibile. Lo rivela il rapporto realizzato in collaborazione con l’INU, l’Istituto Nazionale di Urbanistica, presentato in questi giorni a Milano. Un quadro inquietante del consumo di territorio, che oltre all’ambiente mette in pericolo anche la produzione agroalimentare. Il cemento invade già 2 milioni e 350.000 ettari. Un’estensione equivalente a quella di Puglia e Molise messe insieme: il 7,6% del territorio nazionale, con 415 metri quadri per abitante. Risultato: crescono le superfici impermeabili. Già nel 2007, in città come Napoli e Milano era isolato dall’acqua il 62% del suolo. Il primato è della Lombardia, con il 14% di superfici artificiali. Seguono Veneto (11%), Campania (10,7%), Lazio ed Emilia (9%). A rischio la Sardegna, dove la cementificazione minaccia patrimoni naturali di inestimabile valore.
“Il territorio italiano si sta rapidamente metropolizzando”, afferma il presidente INU, Federico Oliva. “Alla città tradizionale si sta sostituendo una nuova città, in cui vive oltre il 60% dell’intera popolazione italiana”. Si vive in condizioni insostenibili: cementificazione, traffico congestionato, nuovi squilibri e fame di spazio pubblico. Principale imputato: la crescita incontrollata delle periferie metropolitane, che divorano ogni anno 500 chilometri quadrati di aree verdi. Un esempio? Roma, il più grande comune agricolo in Europa. Nella città eterna, i complessi residenziali in periferia hanno “mangiato” 4.384 ettari agricoli, il 13% del totale, e 416 ettari di bosco. E il peggio deve ancora arrivare: i piani regolatori di Roma e Fiumicino prevedono di consumare altri 9.700 ettari, più di quanto sia stato urbanizzato dal 1993 al 2008.
Per Paolo Pileri del Politecnico di Milano, uno dei curatori del documento, “ad essere erose sono le risorse agricole e di biodiversità, che costituiscono uno dei beni comuni più importanti”. L’Italia è in controtendenza rispetto ai paesi europei dove “sono in atto da tempo politiche ambientali ed urbanistiche incisive contro il consumo di suolo e i suoi costi sociali”. Lo sfruttamento del suolo italiano non produce “solo ferite al paesaggio”, ma “una vera e propria patologia del territorio”. Per questo Legambiente e INU hanno deciso di creare un Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo (CRCS). Nella legislazione italiana “mancano ancora regole efficaci sulle facoltà di trasformazione dei suoli”, afferma il presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine: “Qualunque sia la politica che una Regione attua per il governo del territorio, riteniamo irrinunciabile che essa sia confortata da un’attività di verifica e monitoraggio, oggi estremamente lacunosa”.
Molti comuni piemontesi, stanchi di vedere il proprio territorio invaso da capannoni sfitti, hanno dato vita alla Campagna nazionale Stop al consumo di territorio. “Il consumo di suolo - dichiara il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – è oggi un indicatore dei problemi del Paese. La crescita di questi anni, senza criteri o regole, è tra le ragioni dei periodici problemi di dissesto idrogeologico e tra le cause di congestione e inquinamento delle città, dell’eccessiva emissione di CO2 e della perdita di valore di tanti paesaggi italiani e ha inciso sulla qualità dei territori producendo dispersione e disgregazione sociale. Occorre fare come negli altri Paesi europei, dove lo si contrasta attraverso precise normative di tutela e con limiti alla crescita urbana, ma anche con la realizzazione di edilizia pubblica per chi ne ha veramente bisogno”. Tra le abitazioni sfitte, 245.142 sono a Roma, 165.398 a Cosenza, 149.894 a Palermo, 144.894 a Torino e 109.573 a Catania. Ma il fenomeno sfugge, perché non ci sono banche dati aggiornate. E la piaga dell’abusivismo si aggiunge alle carenze di pianificazione.
venerdì 11 marzo 2011
INTERVISTA PIROLA
E' ridicolo quanto viene chiesto.
Se il cittadino dice ai propri amministratori ,"guardate che a noi non piace ciò che farete nel ns. quartiere, perchè non lo fate in questo modo?" e mostra loro un'idea,una proposta di progetto, qual'è la loro risposta? " sviluppateci un planivolumetrico, fateci un vero e proprio progetto" ovviamente, con dei costi non indifferenti. Questa è la dimostrazione che non hanno capito proprio niente!
Gli abbiamo dato la possibilità di creare qualcosa di innovativo un nuovo standard costruttivo per le case a edilizia popolare basato sull'integrazione di tecnologie e materiali che assicurano un'elevata qualità abitativa e una notevole riduzione dei consumi energetici. Certo il comitato potrebbe anche farlo, se il comune fosse interessato, ma come già detto nessuno ci ha mai contattato per discuterne, eppure gli abbiamo presentato 620 firme e abbiamo allegato la ns. proposta, da quando bisogna sviluppare un vero e proprio progetto per essere ascoltati?
Se il cittadino dice ai propri amministratori ,"guardate che a noi non piace ciò che farete nel ns. quartiere, perchè non lo fate in questo modo?" e mostra loro un'idea,una proposta di progetto, qual'è la loro risposta? " sviluppateci un planivolumetrico, fateci un vero e proprio progetto" ovviamente, con dei costi non indifferenti. Questa è la dimostrazione che non hanno capito proprio niente!
Gli abbiamo dato la possibilità di creare qualcosa di innovativo un nuovo standard costruttivo per le case a edilizia popolare basato sull'integrazione di tecnologie e materiali che assicurano un'elevata qualità abitativa e una notevole riduzione dei consumi energetici. Certo il comitato potrebbe anche farlo, se il comune fosse interessato, ma come già detto nessuno ci ha mai contattato per discuterne, eppure gli abbiamo presentato 620 firme e abbiamo allegato la ns. proposta, da quando bisogna sviluppare un vero e proprio progetto per essere ascoltati?
Iscriviti a:
Post (Atom)

